La storia de “Il mio pezzetto di sole” e’ cominciata nel 2009 ed è stata per due anni la storia di Roberto, volontario italiano, e di Ando, assistente sociale malgascio. Ora è diventata la storia di Roberto e Luisa in Italia. E di Ando e Raissa in Madagascar. E della loro Casa famiglia Bartolomeo Garelli. Una storia d’amore e di amicizia. Tra uomini e donne, tra mondi diversi, tra adulti e bambini.

il mio pezzetto di soleQuattro anni fa i due amici, passeggiando la sera nel mercato del paese, vicino ad Antanarivo, videro tanti bambini abbandonati, con pochi stracci addosso, sporchi ed affamati. Roberto decide di offrire ad Ando i soldi per prendere una casa in affitto e l’assistente sociale, dopo averne individuata una adatta, va a parlare con i bambini incontrati al mercato, per conoscerli e per proporre loro l’opportunità della Casa. Questi ragazzi vivevano in mezzo all’immondizia e trascorrevano la notte sotto banchi malmessi del mercato, sia durante la stagione calda che durante quella delle piogge. La loro età era tra i 13 e i 16 anni, avevano tutti sofferto di difficili situazioni familiari, erano malvestiti e malnutriti; uno di loro, Mbola, all’età di 15 anni pesava 25 chili. Oggi i ragazzi sono 16, vivono tutti insieme all’assistente sociale, che nel frattempo si è sposato con Raissa, all’interno di una serena realtà familiare; ognuno di loro e’ protagonista di un proprio progetto educativo e può perfino permettersi di fare sogni per il proprio futuro.

In Italia si è sposato anche Roberto. Con Luisa. Durante l’estate vanno in Madagascar, nella Casa Famiglia anche loro, ne condividono i ritmi, le gioie, gli impegni, i disagi. Sul posto acquistano prodotti dagli artigiani locali, selezionando quelli più bravi e bisognosi di aiuto; prodotti che rivendono in Italia, per raccogliere fondi e mandare avanti l’iniziativa con la collaborazione dell’Associazione e dei volontari malgasci che si sono uniti ad Ando e Raissa.

Tutti operano secondo le proprie possibilità: i volontari malgasci mettendo a disposizione il loro tempo e le loro capacità genitoriali, e gli italiani vivendo con loro in Casa Famiglia un periodo dell’anno e impegnandosi a sostenere economicamente il progetto attraverso iniziative di sensibilizzazione.